Voltago Agordino

Voltago a soli 5 km da Agordo, dominato dall'imponente figura del monte Agnèr è ancora un'oasi di pace e tranquillità nel verde della natura. 
Qui gli amanti dello sport possono praticare l'equitazione nel maneggio che si trova a soli 4 chilometri dal paese, fare escursioni, a piedi od in mountain bike, nei boschi che circondano il paese, oppure salire sul monte Agnèr (2872 m), dove, nel periodo estivo, si possono trovare deliziosi prodotti caseari nell'omonima malga. In inverno, gli appassionati di sci possono praticare il loro sport preferito nella vicinissima stazione di Forcella Aurine, oppure negli altri Comprensori Sciistici che si trovano a pochi minuti di macchina.

Merita una visita la plurisecolare chiesa parrocchiale, considerata la più antica del distretto. In un documento del 1338 è ricordata come "un bell'edificio gotico con l'abside rivolta ad oriente". Fu rifabbricata nel 1630 ed il campanile nel 1707. Possiede tre altari di legno dorato, due pale di Francesco Frigimelica di cui una con entro i due santi titolari e l'altra Maria in gloria. Della chiesa antica resta ancora il coro ridotto a sacrestia con buoni antichi affreschi rappresentanti i dottori della chiesa.

Racconta la leggenda che S. Martino - volendo salvare il bambino Agordo dalle acque del lago che occupava tutta la conca agordina - tagliò con un colpo di spada lo sbarramento dei Castèi. Il lago si svuotò e lassù dove prima questo faceva un'ampia volta rimase un paesino, appunto, Voltago.
Ci sono molti episodi di storia collettiva che hanno ancora ampio riscontro nella memoria dei voltaghesi di oggi, in particolare due avvenimenti del secolo scorso: le apparizioni mariane che sconvolsero la tranquillità di Voltago durante gli anni Trenta - ancora oggi oggetto di discussione e luogo di pellegrinaggio - e i lutti e le distruzioni della seconda guerra mondiale, quel 12 ottobre del 1944.

Nel Borgo riecheggiano le liriche del compianto Gianni De Col la cui voce poetica è accompagnata dalla espressione pittorica dell'altro figlio scomparso, Noè Pollazzon, che ha impresso nella tela vedute del paese natio. Oggi Voltago sommessamente rammenta che nelle vene di Uto Ughi - celebre virtuoso del violino e artista d'impeto - scorre sangue voltaghese.

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