La figura di San Gottardo è notissima presso di noi (si festeggia il 5 maggio) per la sua funzione di Protettore dei viandanti e dei pellegrini, di chi viaggia a piedi, che cammina ed usa le gambe. Un suo santuario votivo è situato al Peron (Mas di Sedico).

 

La chiesa a Lui dedicata è tra i monumenti più interessanti della storia locale; nel suo interno si conserva una mole ragguardevole di stampelle ed altri ex-voto che indicano la vitalità della devozione nei tempi passati, allorché molti pellegrini sostavano nell'affiancato Ospizio di Vedana, punto sicuro nel viaggio per chi proveniva da nord e vi si voleva recare.

 

San Gottardo è rappresentato come il Pellegrino esemplare, con bisaccia e bastone, seduto, ma con i piedi deformi dalla fatica. Non a caso quindi, il Santo è invocato a tutela di tutti i malanni agli arti inferiori, specie alle ossa.

Rimedi popolari

contro al mal de gambe, de schena, de òs,

botte e contusioni

 

Le botte, ossia le contusioni, dovevano essere fatte "uscire" al più presto per non provocare danni assai peggiori. Per cavar la "bòta" si utilizzavano principalmente gli impacchi fatti con acqua e aceto o acqua e sale.

Nelle zone di alta montagna (Agordino, Cadore) si applicavano anche la resina del larice o dell'abete mollificata col calore. In alternativa si usava il midollo delle ossa di maiale, la "sugna de Porzèl" o il lardo di mascella, il grasso di tasso o quello di marmotta. Tra le botte più subdole erano quelle occorrenti alla pianta del piede a causa di cadute dall'alto su sassi o altri elementi duri. Queste "rebatùde", particolarmente fastidiose erano curate con l'applicazione di impiastri di resina d'abete o fatti con foglie di bardana (Arctium lappa) messe nella cenere calda e legate con un poco di burro.

A cura di G. Secco

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