02-04-2019

Curon, la nuova serie TV ambientata a Curon Venosta

Curon Venosta, il paese dell’Alta Val Venosta noto per il campanile romanico sommerso nell’acqua, sarà la location di una nuova serie TV italiana intitolata proprio Curon. Protagonista una madre che ritorna nell’omonimo villaggio dell’Alto Adige con i suoi figli per scoprire che si può scappare dal proprio passato ma non da sé stessi. Una serie drammatica dai risvolti sovrannaturali. La serie è in produzione, la data di uscita non è ancora stata annunciata.

Questo borgo sommerso sarà il protagonista anche di nuovo videogioco “A Painter’s Tale: Curon, 1950” disponibile su PC a partire da gennaio 2020. Sarà un’avventura realizzata in voxel che racconta la storia di un pittore che, in visita all’attuale Curon Venosta, viene trascinato nelle profondità del lago da una misteriosa figura femminile. Si risveglierà nel passato, nell’antico borgo di Curon, così come si presentava una volta prima che venisse sommerso dalle acque. Il giocatore potrà così esplorare il paese e rivivere in prima persona le tristi vicende di Curon.

Il campanile nel lago: la storia

A Curon Venosta si trova il lago artificiale di Resia, dal quale emerge solitario il campanile sommerso. A prima vista una cartolina da fiaba, un ambiente affascinante, ma con una storia drammatica alle spalle che in pochi conoscono. Il campanile risalente al XIV secolo è l'unica testimonianza rimasta dei paesi di Curon e Resia che, dopo la Seconda Guerra Mondiale, dovettero cedere il posto a questa diga artificiale. L’iniziale progetto, ancora sotto l'impero austro – ungarico, consisteva nel costruire un bacino artificiale per la produzione di energia elettrica. Nel 1920 il governo italiano riprese il progetto e concesse un’elevazione del livello d'acqua fino a 5 metri.

Nel 1939 lo Stato concesse la costruzione di una diga che doveva permettere un ristagno d'acqua fino a 22 metri. La situazione rimase stabile fine al 1974, anno in cui proseguirono i lavori con l’allargamento del lago artificiale. Nell’estate del 1950 tutto era pronto. Le chiuse erano serrate e l’acqua si alzò. 677 ettari di terreno sono stati sommersi, quasi 150 famiglie hanno perso i loro averi, la metà di questi fu costretta all’emigrazione.

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