L'equiseto per curare l'arteriosclerosi e le infiammazioni articolari

È una pianta dall'aspetto veramente singolare che si presenta sotto due forme vegetative incredibilmente diverse. In primavera l'equiseto emette un corto scapo bruno-rossastro che porta all'apice una spiga contenente un'infinità di spore polverulente che, sotto l'effetto del calore, innescano una sorta di movimento sussultorio spargendosi così sul terreno e assicurando la riproduzione della pianta. Compiuta la sua funzione lo scapo appassisce per lasciare il posto ad un fusto verde e ramificato dalla curiosa forma a "coda di cavallo". Il suo nome ha infatti origini latine (equus = cavallo e seta = crine), per una vaga somiglianza del caule sterile con la coda del cavallo.

Come si usava

Originario dell'area circumboreale euro-asiatica, l'equiseto era utilizzato fin dall'antichità per lucidare i legni ed i metalli proprio per la ruvidezza delle sue foglie dovuta alla notevole quantità di silice contenuta. A tale scopo veniva anche commercializzato sotto forma di polvere finissima per forbire le casseruole e per pulire le delicate opere di legno o di metallo degli artigiani.

Presso i contadini era in uso utilizzare la pianta anche in cucina come alimento di discreto potere nutritivo da sostituire carne e pesce. Allo scopo venivano bolliti nell'acqua i giovani germogli fertili e poi infarinati e cotti nell'olio, oppure venivano conservati e mangiati sotto forma di canditi all'aceto.

Le proprietà medicamentose dell'equiseto sono invece note fin dai tempi del celebre medico greco Galeno il quale lo citò come pianta amara ed astringente utile nel cicatrizzare le ferite anche gravi e rimedio efficace contro le ulcere intestinali e la dissenteria.

Dal XVI secolo infine cominciò a godere larga fama di medicamento diuretico adatto a guarire le affezioni della vescica e dei reni e la sua polvere, ricavata macinando gli scapi essiccati, veniva mescolata al cibo dei malati di polmoni perché si riteneva che avesse potere antitubercolare.

Proprietà medicinali e curative

Indubbiamente i principali impieghi terapeutici dell'equiseto sono strettamente legati alle proprietà biologiche del silicio in esso contenuto sotto forma di silice (SiO2). La ricerca biologica ha dimostrato che anche il silicio interviene nel processo di calcificazione delle ossa avendo un ruolo guida nel facilitare il deposito di calcio (M. Pedretti, Erb. Domani, 1986 n. 9) e questo conferma la tesi dei ruolo remineralizzante dei preparati di equiseto come coadiuvanti nella cura del rachitismo, dei ritardi di consolidamento delle ossa e dell'osteoporosi.

Il silicio interviene inoltre nello sviluppo del tessuto connettivo partecipando alla formazione dei legami tra proteine e mucopolisaccaridi e contribuisce così all'integrità delle cartilagini articolari e delle pareti delle arterie.

È dunque corretta l'indicazione dell'equiseto nelle arteriosclerosi, nelle artrosi, nelle collagenopatie e nei ritardi di cicatrizzazione.

L'azione terapeutica della silice è associata nell'equiseto da quella dell'equisetonina, un triterpenoide presente in misura rilevante negli scapi verdi, che oltre a facilitare l'assorbimento dei numerosi principi attivi della pianta, sembra essere uno stimolatore dell'attività surrenale e dei processi biochimici dell'utilizzazione dei silicati.

Da non dimenticare infine il ruolo fondamentale dei cosiddetti flavonoidi, anch'essi presenti nella pianta (isoquercetina e kaemferolo), che manifestano una spiccata azione diuretica, coadiuvata dagli ioni minerali presenti nell'equiseto.

In conclusione l'equiseto trova impiego negli stati infiammatori articolari e vascolari, nelle patologie del tessuto connettivo, nelle ematurie e nelle ipodiuresi associate a dismetabolie elettrolitiche e nelle carenze minerali con squilibri dell'incorporazione del calcio.

Tossicità

Si sono osservati casi di avvelenamento di animali che avevano ingerito notevoli quantità di equiseto. I fenomeni nervosi conseguenti all'avvelenamento sembra siano dovuti ad un'azione paralizzante sui centri cerebellari e spinali. All'autopsia di cavalli morti per avvelenamento si è riscontrata iperemia e raccolta di liquido sieroso nelle meningi spinali e cerebellari. Non è certo però se la tossicità dell'equiseto sia legata alla presenza di principi attivi tossici oppure se derivi dall'infestazione di un fungo che a volte colpisce la pianta. Quest'ultima supposizione deriva dal fatto che l'equiseto non è dotato della tossicità descritta. 

Come si usa

MISCELA DIURETICA DI EQUISETO COMPOSTO

  • equiseto sommità 40
  • mais barbe g 20
  • betulla foglie g 20
  • frassino foglie g 10
  • ciliegie peduncoli g 10

Un cucchiaino per tazza, bollire 2 minuti. Bere 2-3 tazze al giorno zuccherate con miele.

CREMA CICATRIZZANTE:

  • estratto di equiseto g 20
  • estratto di consolida g 10
  • acido jaluronico g 0,2
  • emulsione non ionica e acqua preservata q.b. a g 100

CREMA RASSODANTE ALL'EQUISETO:

  • estratto di equiseto g 20
  • estratto di luppolo g 10
  • soluzione di mucopolisaccaridi g 5
  • olio di germe di grano g 20
  • emulsione non ionica q.b. a g 100

CAPSULE REMINERALIZZANTI:

  • equiseto polvere micronizzata mg 200
  • fieno greco polvere micronizzata mg 100
  • avena polvere micronizzata mg 100

In capsule di gelatina animale. Una capsula per tre volte al giorno durante i pasti.

del Dr. Ernesto Riva

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