La valeriana contro l'insonnia

L'insonnia compare in una serie di svariate circostanze che vanno da alcune malattie croniche come ipertensione, l'ipertiroidismo e l'insufficienza epatica, alle intossicazioni acute e croniche, o ad un eccessivo lavoro fisico e intellettuale. Compare infine a seguito di seri traumi emotivi e affettivi. Per ritrovare il sonno è necessario per prima cosa che il paziente si ponga nelle condizioni più favorevoli per l'applicazione di quelle regole igieniche e di comportamento che gli permettano di curare lo stato patologico ritenuto causa dell'insonnia. Se ciò non bastasse, prima di ricorrere al farmaco ipnotico, si può far uso di blandi sedativi di origine vegetale che molto spesso danno dei risultati straordinari.

Dove si trova la valeriana

La valeriana è frequente nei boschi umidi e lungo i ruscelli delle zone montane dove fiorisce in estate inoltrata. La pianta può raggiungere anche l'altezza di un metro e mezzo e presenta delle foglie disposte in senso opposto al fusto, di forma pennata, suddivise in 5-11 paia di segmenti lineari e lanceolati. I fiori sono di colore roseo o bianco e raccolti in corimbi terminali disposti a ombrella. La parte utilizzata è la radice, di forma fibrosa e allungata, che con l'essiccamento emana un caratteristico odore penetrante.

Proprietà medicinali e curative della pianta della valeriana

E' certo che il termine tardo latino "valeriana" risale al verbo valere che significa «aver forza» e allude all'efficacia che ebbe tale pianta in passato per far godere di buona salute gli uomini.

Questa convinzione talvolta era citata non senza un sapore di magica atmosfera, cosa del resto frequente nelle pratiche mediche medioevali: « ... nel settimo della luna - dice una cronaca Medievale - avanti si levi il sole, vattene ad una pianta d'herba chiamata valeriana quando ha li fiori et tenendola in mano dirai così: in nomine patris quesivi te, in nomine filii inveni te, in nomine spiritus sancti conjuro te, in nomine sanctis trinitatis colligo te; et è bona a quella malattia che tu vuoi».

Che la pianta provocasse strani fenomeni nel comportamento, specialmente degli animali, fu osservato anche dal celebre medico senese Andrea Mattioli che ci narrò come essa piaceva singolarmente ai gatti riuscendo ad inebriarli.

Da questi fenomeni si trasse la conclusione che la valeriana agisse in qualche modo sul sistema nervoso e non passò molto tempo che qualcuno volle provarla su sé stesso notando benefici notevoli.

La storia della valeriana infatti è legata al nome del celebre scienziato secentesco Fabio Colonna, il quale, tormentato dall'epilessia, volle curarsi con la polvere di questa pianta e venne così a scoprine le proprietà anti-epilettiche; non per molto tempo, in verità, in quanto finì egli stesso col morire pazzo. Contemporaneamente l'illustre medico di Monpellier Lazàre Rivière (Riverio), dopo aver sperimentato la pianta sui suoi pazienti, concluse che la valeriana diminuiva la sensibilità nervosa ed era dotata di una sensibile efficacia curativa sul sistema nervoso centrale e che pertanto la doveva ritenere adatta a curare l'epilessia.

In realtà, con la scoperta dei principi attivi contenuti si notò più tardi che la valeriana aveva effettivamente un'azione specifica sul sistema nervoso, ma che a forti dosi poteva produrre offuscamento della vista e contrazioni convulse. Per questa ragione venne consigliata e utilizzata dalle farmacopee come blando sedativo.

Si è sempre pensato che il principio attivo responsabile dell'azione farmacologica della valeriana fosse l'acido valerianico libero, ma oggi si attribuisce l'azione sedativa caratteristica della valeriana agli esteri borneolici e ad altre sostanze glucosidiche ed alcaloidiche.

Si tratta di un esempio di droga la cui azione farmacologica non dipende da un'unica sostanza, ma da un complesso di composti alcuni dei quali, presi isolatamente, sono forse poco attivi o con caratteristiche farmacologiche non propriamente sedative; la risultante di tutte queste sostanze contenute nella radice di valeriana è comunque un'apprezzabile azione sedativa.

L'isovalerianato di bomeolo per esempio, seppure partecipi soltanto all'attività biologica della droga, è dotato in ogni caso di un debole potere narcotico che favorisce il sonno nei soggetti nervosi diminuendo l'eccitabilità del midollo spinale.

Il valenolo, un alcool sesquiterpenico costituente l'essenza, manifesta un'azione spasmolitica pari - se non superiore - a quella della papaverina.

L'identificazione recente dei valeropotriati infine, ha permesso di attribuire loro una parte considerevole degli effetti neurotropi della valeriana. I valeropotriati agiscono infatti efficacemente come calmanti in talune forme di agitazione raggiungendo un effetto sedativo senza deprimere le capacità di concentrazione e le facoltà creative.

In conclusione la valeriana, come estratto totale, possiede un tropismo elettivo sul sistema nervoso centrale e sull'apparato cardiovascolare.

Come utilizzare la valeriana

La radice di valeriana viene raccolta in autunno, periodo in cui - terminata la fioritura - contiene la massima concentrazione di sostanze di riserva. Viene poi essiccata all'ombra e in assenza di umidità; durante l'essiccamento si attiverà un processo enzimatico che trasformerà alcune sostanze di riserva della valeriana nei principi attivi medicamentosi dal caratteristico odore di acido valerianico.

MISCELA COMPOSTA DI VALERIANA
- Radice di valeriana g 60
- Luppolo frutti g 20
- Passiflora sommità g 20
- Un cucchiaio per tazza, infuso. Una tazza prima di coricarsi.

GOCCE SEDATIVE DI VALERIANA COMPOSTA
- Tintura di Valeriana officinalis g 40
- Tintura madre di Humulus luppulus da pianta fresca g 20
- Tintura madre di rosolaccio da pianta fresca g 20
- Tintura madre di Passiflora incarnata da pianta fresa g 20

del dr. Ernesto Riva

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