Sulle Vie del Ferro: storia e arte a Colle Santa Lucia

L'area interessata dalle miniere del Fursìl e dai percorsi della "Strada della Vena" e dell'antica "via del ferro" si colloca geograficamente al centro dell'area dolomitica, nella parte più a nord dell'Agordino, compresa tra i massicci della Marmolada, del Civetta e del Pelmo.

Nel XII secolo il territorio masale di Colle S. Lucia, alle falde del Monte Pore, era denominato "Puchberg" o "Wersil", da cui "Fursìl". Qui venne scoperta una vena di minerale ferroso che rese il territorio assai importante e appetibile: intervenne perfino l'imperatore Federico I Barbarossa, che, con un decreto del 1177, riconobbe le miniere del Fursìl di proprietà del Convento di Novacella. Questo, a sua volta, le cedette al Vescovo di Bressanone.

Tuttavia, a causa dell'ingente valore del minerale estratto (ottimo per la produzione di armi) e della posizione di confine delle miniere, subentrarono presto lotte accanite per il loro possesso e per lo sfruttamento dei boschi, necessari per alimentare i forni fusori. Nel 1490 dovette intervenire Papa Innocenzo III per riconfermare tutti i privilegi al convento di Novacella.

Il massimo rendimento si ebbe intorno alla metà del 1600, quando il materiale estratto permetteva il funzionamento contemporaneo di ben nove forni, otto veneti e uno vescovile. Quest'ultimo era situato inizialmente presso il Castello di Andraz, poi fu spostato in Val Badia.

La via che collegava il castello con le miniere fu detta "Strada de la Vena"; quelle che si diramavano in direzione sud-est, verso i forni distribuiti nelle valli di Agordo e Zoldo, furono dette "vie del ferro". Per garantirne la provenienza e la qualità, il ferro veniva marchiato con l'agnello, simbolo vescovile di Bressanone. Le miniere vennero chiuse nel 1753 e furono riaperte per un breve periodo nel 1837. Un tentativo più consistente di sfruttamento lo effettuò la Breda, nel periodo autarchico 1938/43; la chiusura definitiva avvenne nel 1945.