von 03.01.2012

Crolli sulle Dolomiti: come monitorarli

Le Dolomiti crollano e sempre più frequentemente. Dopo i casi estivi, il più recente ha coinvolto lo scorso dicembre il Sass Maor sulle Pale di San Martino in Trentino, il cui crollo ha determinato la cancellazione di alcune vie alpinistiche storiche. Un evento fuori stagione per molti, visto che le cause dei crolli erano state individuate nel disgelo primaverile e nell'aumento delle temperature.

Anche secondo il docente di Geologia applicate dell'Università di Padova, Antonio Calgaro, l'evento è un fatto inconsueto, ma potrebbe essere causato dal fatto che l'inverno e le conseguenti gelate tardano ad arrivare.

Comunque, all'Università di Padova si sta studiando un modo per monitorare le rocce dolomitiche.

Questo sistema di monitoraggio ha come obiettivo quello di tenere sotto controllo le zone, arrivando addirittura ad emanare un "bollettino sui rischi di crollo".

Questo sistema di monitoraggio usa la tecnologia scanner combinata agli infrarossi: lo scanner permetterebbe di ricostruire in maniera molto particolareggiata la superficie di una parete, delimitando così le zone a rischio.
A questa tecnica con lo scanner, viene applicata la metodologia degli infrarossi che permettono di misurare il calore della roccia, utile indicatore per vedere se all'interno della roccia circola l'aria, sinonimo di possibile crepa.

Un altro possibile sistema, per monitorare le zone più frequentate da escursionisti ed alpinisti, potrebbe essere l'uso delle fibre ottiche: un cavo di fibre ottiche potrebbe essere fissato alla parete per studiare continuamente i piccoli movimenti della roccia.

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