27.05.2014

Viaggio nella storia per il centenario della Grande Guerra sulle Dolomiti

von Francesca Casali

27 maggio 2014 - A distanza di cent'anni i segni lasciati dalla Grande Guerra sulle Dolomiti sono ancora visibili, in particolare sulle Dolomiti Bellunesi, nella zona di Cortina d'Ampezzo, Agordo e Zoldo.

Il centenario della Grande Guerra vuole ricordare le trincee, le gallerie e le fortificazioni arroccate sulle cime nel cosiddetto "fronte Dolomitico", dove italiani, austriaci e tedeschi si scontrarono tra le avversità e i disagi causati dal freddo e dalle logistiche quasi impossibili dell'alta montagna.

Da qui nasce il mito della Guerra Bianca, che racconta di soldati uniti alle guide alpine del luogo, costretti a trovare nuove vie per sfuggire ai nemici e a passare rigidi inverni in baracche ancorate alle rocce, sepolti in caverne di roccia e ghiaccio.

I percorsi escursionistici che aiutano a comprendere gli anni della Grande Guerra sulle Dolomiti diventano un vero e proprio museo a cielo aperto che si estende per un raggio di circa cinque chilometri: si passa dai musei all'aperto del Lagazuoi fatto di gallerie e cunicoli, e delle Cinque Torri con le trincee a vista; il museo del Sasso di Stria, roccaforte austriaco, e del Forte Tre Sassi.

Altre testimonianze si trovano a Col di Lana, fino alla Marmolada, e alla Tofana. Foto, documenti, armi, oggetti appartenuti ai soldati e lettere di corrispondenza con le famiglie sono raccolte nel Museo Storico del 7° Reggimento Alpini a Villa Patt di Sedico, al Museo della Grande Guerra a Auronzo di Cadore e al Museo della Grande Guerra in Marmolada, a 3.256 m di quota.

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