San Martino

La festa di San Martino, che cade l'undici novembre è molto viva nel Veneto e in particolare a Belluno di cui il Santo è compatrono con san Joatà. L'importanza della celebrazione risente della sua collocazione temporale, cadente a fine della stagione agricola, e di più antiche riminescenze celtiche in cui vi è la presenza mitica di un cavaliere nero collegato al regno dei morti. Il connubio di queste circostanze rende la festa di San Martino quella maggiore d'autunno. Il ringraziamento a Dio per i raccolti assicurati, che garantiscono il futuro ai vivi, è accumunato alla memoria dei morti e all'auspicio della loro vita eterna.

 

Numerosissime, nel periodo di San Martino, erano le Fiere, ricche di scambi che consentivano ad ogni famiglia di preparasi nel modo più adeguato alla lunga stagione invernale; frequenti i matrimoni, specialmente se l'anno agricolo si era mostrato generoso; immancabile, in ogni casa, la festa di ringraziamento, occasione di una mangiata e bevuta fuori dell'ordinario (prov.: San Martin: và in càneva e taia la lugànega).

 

Si spinava infatti il primo vino (prov.: a San Martin fa la bala el grando e anca el picenin), dato che il mosto aveva già compiuto la sua massima fermentazione (prov.: Par San Martin al most a se fa vin; da San Martin sèra la bot del vin), si facevano gran scorpacciate di castagne, arroste nelle apposite farsore (tegami), forate e prolungate con il manico in legno, che si maneggiavano con maestria direttamente sopra il fuoco del larin affinché i frutti si tostassero senza bruciare (prov.: San Martin, castagne e vin).

Merendino di ringraziamento particolare era quello che nel bellunese è conosciuto come "Paolo e Caterina"; fatto con chicchi di sorgo e fagioli (quelli che comunque non erano arrivati a maturazione), cotti in acqua e sale, aromatizzati con un po' di alloro oppure in vino con un po' di zucchero fino a ricavarne una gustosa poltiglia. Vi era poi la questua della sera della vigilia, fatta dai più giovani che, girando di casa in casa, raccoglievano quanto possibile per andare a divertirsi in quella che sarebbe stata l'ultima festa all'aperto dell'anno.

Rimedi popolari

contro l'ubriacatura

Si fa bollire in acqua qualche foglia di salvia con succo e scorza di limone, dolcificando quanto basta; si dà da bere calda al malcapitato, cui si consiglia una bella dormita.

A cura di G. Secco