San Nicolò
...Nel Bellunese, San Nicola o meglio, Nicolò, era senza dubbio il Santo più atteso fino a che una repentina abbondanza, arrivata in anni recenti, non ne ha scolorito la poetica immagine mettendola in concorrenza con molte altre, devote, principalmente, al consumismo e nemmeno tutte rivolte a Santi. In qualsiasi caso, il 'protettore' di famiglia era unico e, se arrivava Sa Nicolò, nessun altro munifico personaggio si faceva vedere.
Fino ai recenti anni cinquanta Babbo Natale era praticamente inesistente e l'immagine della Befana rimaneva legata a quella della strega malvagia, persistente nelle campagne pedemontane. Nonostante lo scadimento di ogni senso d'attesa, la sacralità del gesto rimane comunque latente nel rito.
La popolarità del Santo è legata principalmente ai tre celebri miracoli che si dicono rappresentati, nell'iconografia particolare, dalle tre palle dorate che Egli tiene in una mano. Il primo si riferisce al salvataggio del vascello nella tempesta, il che motiva la dedizione dei marinai e dei naviganti, anche d'acqua dolce: non a caso San Nicolò era popolarissimo anche nell'area del bacino della Piave in quanto protettore degli zattieri e dei loro più importanti porti fluviali.
Il secondo è quello della dote portata nottetempo alle fanciulle indigenti e lasciata come dono di salvezza fisica e morale. Il terzo riguarda i tre fanciulli scolari che furono resuscitati dopo essere stati trucidati, fatti a pezzi e messi a conservare in salamoia da un feroce aguzzino. Agli ultimi due è connessa la fama del Santo come protettore dei giovani e la predisposizione a recar loro dei doni.
In quasi tutte le zone in cui San Nicola è festeggiato, esiste una drammatizzazione più o meno elaborata del suo passaggio come Santo donatore. Nel Bellunese, nel Basso Agordino e in Alpago, la strada per raggiungere le mete desiderate veniva un tempo segnalata dall'accensione di fuochi, ora non più. Il Buon Vescovo arriva alla sera della vigilia e si fa precedere dai servidori che ne annunciano l'arrivo suonando rumorosamente campanelli o bronzine. In questo modo i più piccoli sanno che è ora d'andare a letto. Nel frattempo devono avere già preparato sulla finestra (oggi, sulla tavola) un piatto con il pane e il vino per gratificare San Nicolò e il sale e la biada per saziare el so muset, l'asinello che lo aiuta a trasportare i doni. Il Santo così riempirà il piatto o le scarpe lasciate fuori con qualche cosa di buono.
Un tempo, la speranza era di trovare, l'indomani, qualche dolciume, frutta secca e magari uno dei regali richiesti con la tradizionale, più recente, letterina, pilotata quasi sempre dalla mamma verso cose utili come calzet, baréta, manòpole, siarpa (calzini, berretto, guanti senza dita, sciarpa) o, almeno una volta nella vita, al ferion novo, lo slittino nuovo. La gioia del risveglio era tanta quanto l'ansia dell'attesa patita ed era proprio una fatica, quel giorno, andare a scuola per cui vigeva la nota tiritera: San Nicolò da Bari, la festa de i scolari; scolari no fa festa: ghe tajeron la testa … i oci un par banda … le budèle su na stanga!
Tra i possibili 'doni' per San Nicolò se ne potevano però trovare alcuni che indicavano riprovazione per qualche mancanza commessa. Il più comune era il carbone di legna (benevolmente). Nella fascia a nord della provincia, il rito è analogo e avviene nella stessa notte della vigilia, ma ai campanelli suonati dai generici 'servitori', si sostituisce il rumore delle catene che si credono trascinate e sbattute dal diavolo. Così accade in Ampezzo e accadeva nel Fodóm e anche nel Cadore, pure se questa memoria è pressoché scomparsa.
Una traccia rimane indicativa nel volto ligneo di una maschera del carnevale di Lozzo (Smotazin) che è del tutto simile a quelle tipiche dei 'diavoli di San Nicolò' che accompagnano il Santo nelle rappresentazioni mascherate diurne del Tirolo e della bassa Austria.
Nel Fodóm (Alto Agordino), che fece parte, per molto tempo, di questi territori, si è ripresa, abbastanza di recente, una tradizione che si richiama maggiormente al genere nordico: essa sembra l'unica, in zona, per tipologia di svolgimento e risulta pertanto diversa nell'espressione (non nel senso). San Nicolò, col suo bel vestito vescovile tradizionale, se ne parte di buon mattino e va a visitare le case dove ci sono i bambini, che ne hanno grande paura. È accompagnato da uno o più Malan, vestiti di pelli caprine, con la faccia coperta da una maschera nera e cornuta, spesso caratterizzata da una lunga lingua rossa sporgente, identica a quella dei corrispondenti Krampus austriaci. I Malan sono dispettosi con la gente che incontrano e chi non è lesto a scansarsi, rischia di essere legato per un pezzo con le loro catene. Spesso portano anche una frusta o, più spesso, un fusto ligneo flessibile, la viscla, che dovrebbe servire per punire i bambini 'cattivi'. Rende meno drammatico l'ambiente, la presenza di uno o più angeli, vestiti di bianco, che scortano il Santo fin sulla porte delle case in cui egli entra, da solo. Giunto al cospetto dei bambini, il Santo si fa recitare qualche preghiera, li interroga sui principi della dottrina e quindi lascia i doni. In qualche caso (per conoscenza o richiesta della famiglia) fa anche delle osservazione sulle eventuali mancanze compiute.
A Colle Santa Lucia (terra limite di Fodóm), col Vescovo si accompagnavano un angelo e un diavolo nero, quest'ultimo dotato di campanacci, forca e gerla dalla quale spuntavano le gambe posticce di bambino e le viscle. La preoccupazione per la visita è ricordata come altissima dai bambini di allora. In zona portava doni anche Santa Lucia, santa invisibile e quindi molto più discreta.
A Valle di Cadore, ci si ricorda analogamente di un San Nicolò che arrivava, in versione diurna, con un carretto tirato da un asinello. Su di esso, assieme ai regali, era montato anche un Diavolo che tentava di opporsi al lascito del dono elencando le mancanze del bimbo presso la cui casa si stava effettuando il rito. Talvolta la paternale era anche occasione di punzecchiare la famiglia o qualche suo componente, configurando in ciò un piccolo episodio di charivari. A Valle, i servitori del Diavolo rumoreggiavano con catene.
Come si vede tra i riti dolomitici e quelli di pianura, le differenze sono progressivamente digradanti. In quelli più a nord la drammatizzazione è più accentuata e la rappresentazione si avvicina molto quelle di tipo carnevalesco, utilizzando simbologie che sono altrimenti presenti in tutto il periodo successivo e che fanno riferimento, consuetamente, alla lotta tra il bene e il male, alla necessità del rinnovamento, insomma alla ricorrente ritualità precristiana legata al solstizio invernale. Non a caso i diavoli tipici della tradizione tirolese diventano, in pianura, i servitori che accompagnano un San Nicolò quasi invisibile e che si concretizza principalmente nei doni.
La fama di San Nicola raggiunse il massimo fulgore alla fine del Medioevo risultando molto diffusa anche nell'Europa centro-settentrionale e orientale dove la figura corrisponde a quella odierna di Babbo Natale. Lo scivolamento della sua festa verso il capo d'anno sembra in parte attribuibile al fatto che, in quei paesi, fin dal secolo XIII, in suo nome, il 27 dicembre, vigilia del giorno dei 'Santi Innocenti', si consentiva ai giovani di eleggere un proprio Vescovo, o 'Vescovo dei fanciulli', altrimenti noto col nome di 'Episcopello' il quale si sostituiva, per un giorno, coi propri compagni, all'intera gerarchia ecclesiastica locale, in una rappresentazione del 'ribaltamento dei ruoli' di senso analogo ad altri simili riti di carnevale. Un grande banchetto finale dei bambini accomuna nel senso questo rito a quello delle questue popolari nostrane operate dai fanciulli.
Col tempo, specie dopo la Riforma, si spostarono verso il periodo natalizio anche altre usanze tipiche della festa di San Nicola (6 dicembre) durante la quale le persone, specie i fidanzati, si scambiavano doni. Così Sanctus Nicolaus diventò, un poco per volta, il Santa Klaus che ben conosciamo.
Il viaggio in America fatto con le tradizioni portatevi dagli emigrati nord-europei, ed il consumismo sviluppato da quella civiltà d'oltre oceano, hanno trasformato il buon Vescovo Nicolò nel personaggio donatore per eccellenza che tutto il mondo oggi conosce: il Santa Klaus dalla folta barba bianca e dal vestito rosso fuoco proprio come quello delle lattine della Coca Cola!
Estratto (parziale) dal volume di Gianluigi Secco MATA: la tradizione popolare e gli straordinari personaggi dei Carnevali delle montagne venete, Belluno, Belumat 2001.
4 gg di ferie con 3 pernottamenti, mezza pensione, 2 x 18 buche greenfee, 2 x driving range ticket, club service, campo da golf a solo 350 m dal nostro albergo
Previsioni meteo
Trento |
|
|
|
Bolzano |
|
|
|
Bellunese |
|
|
|
25/05 |
26/05 |
27/05 |
©ilMeteo.it |
Le Dolomiti
Benessere, escursioni, intrattenimento e sport per tutta la famiglia.
Settimane ricche di attività per gli ospiti più fedeli. Da € 364
I passi alpini delle Dolomiti – ogni biker dev‘esserci stato! Qui trovate il non plus ultra del paese delle Tre Cime!
Una settimana nel cuore delle Dolomiti a partire da 378 € a persona

























